2021 – Animati sogni di una sovraterrestre primavera

2021 – Animati sogni di una sovraterrestre primavera

Jean Arp

Ricordo di Elisabetta Viarengo Miniotti, grande esponente dell’arte contemporanea

Testo di Francesco De Caria

L’incontro con Giacomo Soffiantino nel 1981, a 43 anni, e la ideale elezione a maestro, indicati da molti critici come momento di svolta del percorso artistico di Elisabetta Viarengo Miniotti costituiscono quasi un luogo comune che può suggerire una “dipendenza” della pittrice/incisore torinese dalla grande personalità del Maestro. In effetti si possono individuare punti di contatto e di “incrocio” nell’opera matura dei due artisti soprattutto nel campo dell’opera incisa e dell’impiego di colori freddi, e talora acidi, negli oli.  Ma già Pino Mantovani nel catalogo 2004 che corredava la antologica di Susa dedicata all’opera della Viarengo ridimensiona il portato di questa osservazione, facendo notare che al momento dell’incontro la pittrice ha già una precisa cifra costituita da cromie tendenzialmente smorzate e fredde, da stesure sintetiche …attenta partizione compositiva un”immergersi nella situazione.

Questa analisi, secondo noi, si estende – a parte le cromie si intende – anche alla ricca produzicne incisoria, alla quale l’artista si è dedicata con costanza dalla fine degli anni Settanta, perfezionata dai corsi di tecniche incisorie seguiti a Venezia presso Riccardo Licata. Elisabetta Viarengo Miniotti è annoverata infatti fra i maestri torinesi dell’arte incisoria, intenta a sperimentare quanto si possa esprimere a partire da una lastra incisa Riguardo alla Viarengo pittrice, si e sottolineato dalla critica la sensibilità al variare delle stagioni colto negli elementi della terra, il bosco e il sottobosco in particolare con i loro intrichi, dell’acqua, ruscello o lago, ma anche piscina dove è sconvolta dal tuffo della nuotatrice e dove costituisce lente detormante e scomponente della figura, dell’aria e della luce che vivificano, e della terra che esse rendono feconda, abitata da infinite presenze vegetali, animali, umane.

Estate
Estate – Olio su tela – 50 x 100 – 2004

Ma la natura è anche cercata all’interno degli ambienti umani, nelle stanze, nei giardini, sui balconi: anche in questo caso si cerca il particolare indagato minuziosamente, come se ad esso – può essere anche un barattolo o una sdraio – si legassero intimamente momenti lacerti di esistenze umane che li caricano di significati. Mentre attorno l’ambiente tende a sfumarsi e a diventare indefinito… Ricorrono tanti nomi di artisti cui la Viarengo Miniotti si sarebbe rifatta, da Bonnard a De Stael, da Monet a Rothko a Rembrandt, e l’Artista stessa ammetteva il fascino esercitato su di lei da questi Maestri tanto diversi, ma dai quali essa stessa dichiarava di aver subito le suggestioni della “presenza dei fantasma”, della labilità delle strutture, cosi come dichiarava di aver subito suggestioni dal Mantegna, dal Giambellino ma anche da Moore.

Iris
Iris – olio su tela – 50 x 50 – 2020

Indubbie poi le suggestioni da Mario Calandri. E gli studi possono ricordare Leonardo e i maestri rinascimentali. Modelli disparati, anche contraddittori per molti versi: ma l’occhio dell’artista non guarda all’insieme – come solitamente fanno lo storico e il critico, che tendono a riordinare per catalogazione – ma il particolare. la tecnica l’espediente. Come al particolare, all’intrico di radici, di rami, di steli, alle cortecce, all’acqua sconvolta da un corpo che vi si immerge guarda Elisabetta Viarengo Miniotti che sa cosI – come già la Filosofia medioevale – ritrovare l’unità preposta alla varietà epifanica della realtà..

Nel bosco (betulla)
Nel bosco (betulla) – Acquaforte, rotelline, acidatura diretta, brunitoio, 600 x 500 – 1991

Testo di Donatella Taverna

L’ultima, affascinante antologica firmata personalmente da Elisabetta Viarengo Miniotti e curata da Schiavino si intitola Anima Mundi. Proprio queste due parole riassumono perfettamente il racconto del cammino artistico e spirituale della pittrice torinese. Praticamente in tutte le fasi della sua elaborazione sia tecnica – in ogni forma possibile: acquerello, incisione, olio, acrilici, tecniche miste, sia formale dei soggetti, si coglie un solo concetto di fondo, la necessita cioè di spiare lo spirito e la vita dietro le forme pereunti e mutevoli delle cose. Questo spiega anche, felicemente, la predilezione da lei esplicata per certi temi piuttosto che per altri.

Vite
Vite alla prima luce – Olio su tela – 70 x 58 – 2011

Benché perfettamente in grado di affrontare soggetti come il ritratto o la composizione di oggetti o la natura morta, la Viarengo preferisce ispirarsi a forme naturali più mutevoli – l’acqua, campo di grano, il bosco di betulle, la radura o la palude -, mutevoli tutte per definizione, e proprio per questo scorporabili, smaterializzabili tanto da dipingerne appunto l’anima, l’essenza, il segreto.  Non a caso nelle sue opere il figurativo rigoroso sconfina volutamente nella astrazione, ma una astrazione che è piuttosto indefinitezza, poiché il finito, il netto, il fotografico secondo lei è limitante e in un certo senso ottundente. In tutto ciò è evidente e significativa la lezione del maestro Giacomo Soffiantino, che la pittrice riconobbe come tale per tutta la vita, pur affermando una propria grande e fortissima personalità. Ora che in un breve giro di anni entrambi ci hanno lasciati, viene la tentazione di immaginarli felici nel paradiso degli artisti, dove la forma corrisponde finalmente all’equilibrio perfetto di Dio.

Sviluppo di betulla
Sviluppo di betulla – punta secca, bulino e rotelle – 300 x 645 – 1990

Testo di Fr. Alfredo Centra

Con piacere ospitiamo una mostra in ricordo di Elisabetta Viarengo Miniotti, pittrice e straordinaria maestra di incisione. Colpisce nella pittura e nelle incisioni della Viarengo il desiderio di fusione dell’uomo con la natura, direi con il tutto. Siamo fatti per i viaggi, per le soste, per gli ancoraggi con nel cuore la nostalgia di dimensioni remote e forse non praticabili. Corpi e acque quasi unica sostanza: sembrano più lo specchio di un atteggiamento mentale che la  rappresentazione di corpi e acque. Comunicano all’uomo qualcosa che parla di immersione nel tutto, di  identificazione: il pensiero va a D’Annunzio e al suo farsi natura silvestre. In questo confondersi uomo-acque-foglie-piante-aria abbiamo … dee di fiori si fingono nuvole, Figura nel giardino … Nelle incisioni emerge ancor più determinato il desiderio di indagine-identificazione con gli elementi. Acque sorgenti: un indefinito fondersi di polle d’acqua nella lingua segreta delle cose. L’analisi di un  segmento di un tronco, di dettagli di un elemento della vegetazione: alla ricerca del punto di forme e di accidenti. Le opere di incisione, in particolare, sembrano un commento ai versi di Dante quando nell’ultimo del Paradiso si legge: “Nel suo profondo vidi che s’interna, /legato con amore in un volume. / ciò che per l’universo si squaderna: / sustanze e accidenti e lor costume / quasi conflati insieme [..]. / La forma universal di questo nodo / credo ch’io vidi”. Dante ha percepito l’Anima Mundi, alla ricerca della quale è andata Elisabetta per tutta la sua esistenza.